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Intorno al disegno

Allenare l’o(re)cchio. Musica e disegno sono parenti stretti?

Foto di Ens via Unsplash

Allenare l’o(re)cchio. Musica e disegno sono parenti stretti? La riposta è sì. Non a caso nella nostra aula, i musicisti (o le persone che suonano uno strumento) hanno un vantaggio nella comprensione di alcuni concetti fondamentali del disegno, poiché questi possono essere ritenuti un calco di alcuni elementi della formazione musicale. Vediamoli insieme.

IL CHIAROSCURO / LA DINAMICA

Lo sappiamo tutti: è possibile suonare forte, o suonare piano. Lo stesso vale per il disegno, e nelle infinite possibilità dinamiche del chiaroscuro. Non è detto che tutti i disegnatori debbano scurire marcatamente i propri disegni, ma al corso ci sforziamo di far provare a tutti almeno una volta l’ebrezza di raggiungere il decimo gradino della scala tonale, per vedere quanto si può raggiungere osando, anche se si teme di sbagliare. Suonare forte, è il modo in cui gli allievi di musica fissano l’intonazione, e memorizzano i brani. Per il disegnatore vale lo stesso: se scurisco molto conoscerò tutte le sfumature della mia “palette” tonale e sarà un vantaggio per dare enfasi ai miei disegni. In ogni caso, è sempre meglio sbagliare forte!

ALLENARE L’O(RE)CCHIO

Lo avrete notato tutti: quando i musicisti sono presi dall’esibizione, guardano lo spartito e mai la tastiera dello strumento. Beh, lo stesso vale per i disegnatori. Il disegno infatti è per il 90% osservazione e soltanto per il 10% esecuzione. Il Blind Contour Drawing che voi tutti conoscete, può essere ritenuto un ottimo esercizio di continuità al pari delle scale per il musicista, e inoltre potenzia la coordinazione occhio/mano, tematica che il musicista ha ben presente. Quando disegniamo dobbiamo avere letteralmente fame del nostro soggetto, non deve sfuggire nessun dettaglio alla nostra osservazione, tanto da passare più tempo a guardare il soggetto che il foglio. Il pentagramma per noi, è il nostro soggetto. Tutte le informazioni che ci servono, sono lì.

GLI SPAZI NEGATIVI / LE PAUSE

Immaginate come sarebbe la musica senza pause. Mamma mia! Un incubo. Ma se tutti hanno familiarità con le pause della notazione musicale, certamente la conoscenza degli spazi negativi è riservata a chi ha un percorso artistico. Non tutte le persone infatti intuiscono quanto sia importante anche il vuoto, quello che non c’è. Un’immagine è sempre completa, coi suoi pieni e coi suoi vuoti, e così è la musica. Gli spazi negativi sono per noi l’equivalente di questa splendida “assenza misurata di suono”.

LA COMPOSIZIONE / IL RITMO

La distribuzione delle immagini nel foglio e la sua relativa ritmica sono concetti dominanti nel disegno. Per questo molto spesso durante le nostre classi parliamo di “pesi”, perché un’immagine sbilanciata da un chiaroscuro discontinuo o da un utilizzo casuale del foglio può portare l’attenzione a concentrarsi su un unico aspetto del disegno. Per aiutarci possiamo utilizzare degli strumenti, come il mirino, o le mediane sul foglio, che rappresentano il nostro metronomo. Immaginate quando sentite una persona cantare fuori tempo, magari su un brano che amate particolarmente. Provereste – a seconda anche di quanto siano sviluppate le vostre abilità – un senso di scomoda incertezza sonora, che diventa visiva se stiamo osservando un’immagine aritmica sul foglio.

UNA QUESTIONE DI CARATTERE

Nella musica come nel disegno, occorre lavorare anche su quegli aspetti fondamentali che fanno da lente d’ingrandimento alla nostra personalità artistica, che sia questa musicale o visiva. Sono quegli elementi che rendono il nostro suono IL NOSTRO, e il nostro tratto, IL NOSTRO. Perché lo stesso violino in mano a Hilary Hahn non suonerà mai come fosse in mano a David Garrett. Lo stesso vale per una matita, che in sé resta sempre la stessa: siamo noi ad attraversare il mezzo con il nostro carattere espressivo, la nostra cifra artistica e a rendere unici performance e quadri. Come i musicisti lavorano sul suono ascoltando molta musica, i disegnatori sono tenuti a lavorare sul proprio tratto cibandosi d’arte in ogni forma.

Ma se musica e disegno sono parenti stretti, cosa possiamo imparare gli uni dagli altri?

COSA IMPARARE DAI MUSICISTI: FARE PACE CON L’ERRORE.

Il musicista è uno che ha fatto pace con gli errori più velocemente di noi. Li ha saputi elaborare meglio, con ore e ore di allenamento spesso condiviso con altri in uno scenario in cui tutti sbagliano, migliorano, perfezionano.

Ha una relazione costante coi suoi errori, e per questo non li teme. Noi invece quell’errore non lo sopportiamo. Perché questo? In primo luogo perché spesso disegniamo da soli.

Poi perché il disegno è un’arte che di rado si tramuta in un’esibizione estemporanea, e questo purtroppo non ci allena molto a sbagliare (o per dirla meglio, non ci allena ad avere una relazione coi nostri errori). Pensate se un musicista durante un concerto si fermasse a dire “Oh no ho sbagliato!!” I musicisti hanno un’elaborazione degli errori molto più metodica, e per quanto imprevisti – emotivamente parlando – non rappresentano mai un fuori programma. Quante volte vi sarà capitato di sentir dire che il musicista bravo è quello che corregge l’intonazione quando la sbaglia? Questo perché il suo status mentale è più o meno “Prendo atto, andiamo avanti”. Veloci. Perché ai musicisti nessuno ruba il tempo, nemmeno un errore. Su questo, amici disegnatori abbiamo molto da imparare, quando rimuginiamo sul nostro errore lì bello in vista, e lo tiriamo a lucido come una lapide su tutti i nostri “volevo”.

COSA IMPARARE DAI DISEGNATORI: SETTORIALIZZARE LA PRATICA.

Il disegnatore sa prendersi le migliori pause, sebbene chi disegna riesca a farlo in tutte le situazioni. Il disegno è l’arte silenziosa, e raramente investe la socialità.

Se noi disegnatori siamo a un pranzo tra amici, non cercheremo un pubblico per le nostre performance artistiche: saremo immersi nel nostro pranzone, e se ci viene voglia di disegnare mentre gli altri schiacciano un pisolino, perché no. (Alcuni) musicisti vengono letteralmente travolti dalla musica, così tanto che ogni occasione sociale diventa un possibile palco. Non si entra più in relazione, se non attraverso la musica. Non si parla tra amici, si ascolta la musica. E se non hanno con sé lo strumento, battono tavoli, soffiano le bottiglie, chiedono se ci sono confezioni di riso da agitare… Insomma nessuno può fermare quel ritmo che va, diceva uno. Ecco forse in questo, il disegnatore tende ad essere più settoriale, perché sa bene che anche una VERA pausa è un’alleata del processo creativo, e predispone molto meglio alla produttività, invece di un continuum prolisso di note.

Ricordiamoci tutti che la perfezione non esiste, ma tuttavia… Facciamo sempre il nostro meglio.

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